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martedì, 17 luglio 2007

Sunshine (Boyle, 2007 UK)

kill7

I primi 40 minuti di Sunshine sono semplicemente magnifici.

Un intreccio di arazzi visivi dall’impatto annichilente. Un coacervo finemente cesellato di suggestioni visive di potenza assoluta. Una stretta alle corde emotive che lascia senza fiato, che quasi commuove per l’assoluta bellezza, per l’incredibile forza con cui Boyle ritrae in video i fortissimi sentimenti dell’equipaggio della sua astronave, in viaggio verso un gigantesco e luminosissimo dio, il Sole, che pare colmare il vuoto di ogni esistere con la sua assoluta presenza. Quel montaggio fluente, privo di concessioni ai cliché del genere, quelle inquadrature deliberatamente decentrate, quei volti ripresi sempre in rapporto a qualcosa che li sovrasta, la presenza buia del vuoto o la magnificenza avvolgente della luce. Qualcosa cui si assiste col cuore in gola.

Se tutto finisse lì, in pieno climax, con l’esistere di quei personaggi stretto tra l’immensità di quel dio – che sta morendo, ma ancora travolge ogni briciola di esistente – stretto tra un Sole immenso, il desiderio di farsi abbracciare dalla luce da una parte e l’istinto di proteggersi e conservare la miseria della propria vita mortale dall’altra… se tutto finisse col capitano Kaneda (rappresentante del suo equipaggio, a sua volta simbolo dell’umanità costretta all’estinzione dalla morte del suo dio) travolto dalle spire di quella luce infuocata, Sunshine lo si ricorderebbe per tutta la vita.

Non finisce così, l’ultimo film di Danny Boyle. Io non voglio dire che sia un male, non avrebbe senso considerato che stiamo parlando di un *film*, con una trama da sviluppare e portare a compimento, un film che per sua natura deve offrire almeno un’ora e mezza di intrattenimento. Ma tutto ciò che viene dopo, non riesco a non vederlo come qualcosa di cui si poteva fare a meno. Perlomeno, io avrei voluto fermarmi lì e correre nudo per strada gridando al capolavoro assoluto.

Quel che viene dopo è una parte ‘centrale’ che dura fino a poco prima della conclusione, in cui Sunshine sviluppa le sue componenti fantascientifica e thriller spingendole verso sequenze sempre più sperimentali e caleidoscopiche. I plot twist qui non si discostano poi tanto dai canoni dei due generi da cui il film attinge, anche se non mancano momenti decisamente emozionanti (in primis le sequenze che descrivono il rapporto tra l’equipaggio e le priorità della missione). L’anti-finale è un parossismo un po’ confuso di sperimentazioni tendenti all’astrattismo, che personalmente credo risentano di un budget non troppo elevato. Il finale è un riallacciarsi (non del tutto riuscito, per forza di cose) alle potenti suggestioni della prima parte. Gli ultimi momenti, infine, li vedo come una sorta di cruda poesia, un brandello di verso in rima sghemba che ha assolutamente senso nel contenuto, ma per quel che riguarda la forma potrebbe essere una foglia morta caduta lì chissà da dove. Il che non significa che non mi piace, tutt’altro.

Sunshine è un gran bel film. Un ritorno del cinema di fantascienza – o un commovente commiato – che andrebbe visto e rivisto, preferibilmente su uno schermo grande abbastanza da rendere giustizia alla sua magnifica colonna visiva. Senza dimenticare un buon impianto dolby che permetta di godersi la fantastica colonna sonora, alla quale si deve buona parte della riuscita del film.
postato da: federicores alle ore 17:00 | link | commenti
categorie: cinema europa