“La mia auto è a prova di morte, ma per godere di tale privilegio dovresti sedere esattamente dove siedo io”
Mi si permetta di citare la battuta migliore di questo
Deathproof – solo metà del progetto originale
Grindhouse di Tarantino/Rodriguez – e ritorcela contro il film stesso con plateale mossa judo. Uattà:
Deathproof è a prova di criticoni ma per godere di tale privilegio dovremmo adagiare le chiappe amare sul seggiolino griffato “Tarantino”. Credo significhi, più o meno, che se i vostri circuiti mentali non funzionano esattamente come quelli del regista tarantolato, ‘sto film vi farà abbastanza ca**re.
Già, più o meno. Deathproof è metacitazione, nel senso di citazione che cita se stessa e talvolta – spessissimo – capriola indietro autocitando ancora. DP è omaggio alle miriadi di discutibilissime pellicole a base di sesso/violenza/droga/pizzottella che il signor Quentin divorava da ragazzo, nelle cosiddette Grindhouse/infime sale.
DP è un’ora e mezza di dialoghi non-sense spezzati/spazzati in un lampo dal più allucinante incidente automobilistico mai visto in un film. DP è figa e macchine truccate che si rincorrono sull’asfalto assolato degli Stati Uniti d’Ammerica.
DP è anche fenomenale ritratto di uno pseudo-psicopatico, dapprima colto nella maschera di ingenuità e affabilità quotidiane, poi nella reale natura di bestia efferata e perfidamente lucida, infine ridicolizzato in una perdita di sicurezza e potenza progressiva che sfocia nel patetico, nella sopraffazione festosa ad opera del gentil sesso che di lui si vendica. E il fatto che tale ritratto abbia le fattezze di un resuscitato e in gambissima Kurt Russel non fa che aumentare il piacere lordo ricavabile dalla visione della pellicola.
Allora perché ‘sto film dovrebbe farvi schifo, se non siete in sintonia con la visione che ha Tarantino del cinema? Ma perché in fondo sono tre quarti d’ora di chiacchiere inutili più tre quarti d’ora di adrenalina senza cervello. Personalmente ho apprezzato abbastanza la seconda parte (anche se non in modo eccessivo) e schifato in pari misura la prima. Secondo la mia personale visione delle cose, le chiacchiere al cinema hanno senso solo se reggono la scena, come nell’intro de
Le Iene. Qui non la reggono manco per il piffero. Peccato.
C’è ovviamente da tener presente che Deathproof è solo la prima parte di un progetto di – mi auguro – maggior spessore. Una metà sradicata dal proprio contesto e proposta qui da noi come pellicola stand-alone, privata di tutti gli irresistibili intermezzi
fake (i falsi trailer che punteggiano la pellicola originale, reperibili su
Youtube) e forse annacquata con brandelli di conversazione extra per raggiungere l’ora e mezza standard.
Tutto considerato,
Deathproof così male non è. Ma dal regista dei due
Kill Bill io vojo deppiù, molto deppiù…