“Una struggente storia d'amore poeticamente scorretta... fra specchi rotti e foto strappate la nostra immagine è indefinita e ambiguaâ€
“Parlare del regista senza aver visto Bad Guy è come parlare di pasta senza aver mangiato gli spaghetti.â€
“un emblema del realismo spietato di kim ki-duk. travolgente.â€
“Lui sa già che lei gli appartiene e questo gli basta. Quando l’amore è un mistero, un patto segreto che solo i suoi protagonisti conosco.â€
[commenti a caso tratti da AsianWorld.it, mi scuso con gli autori se non chiedo il permesso]
Bad Guy è insostenibile groviglio di sensi e nervi e battiti, impulso carnale viscerale passionale vitale che sgorga da ogni nostro senso a manifestare una natura (quella umana) assurdamente molteplice e tendenzialmente incomprensibile, incompresa perché artificialmente inquadrata in stereotipi accomodanti, che ti vogliono dire chi siamo, cos’è l’uomo, ti vogliono spiegare cosa sei senza saperlo nemmeno per niente. Inevitabilmente accade che
Bad Guy, che qualcosa di quell’essere incomprensibile chiamato uomo l’ha capita,
Bad Guy tu non lo capisci, ti rivolta dentro, ti lascia stupefatto e forse incazzato, terrorizzato e certamente – anche solo per un attimo – atterrito e schifato, ad un passo dal baratro;
Bad Guy ti stravolge e se non sei in grado di comprenderlo, di assimilarlo, di razionalizzarlo e accettarlo, forse non è nemmeno colpa tua. Vorrei essere aborigeno, o comunque comprendere la cultura di una qualunque società etnografica, per vedere se lì, tra chi vive seminudo tutto l’anno e non c’ha il cellulare in tasca, per vedere se lì
Bad Guy lo capiscono, lo accettano, senza provare resistenze nelle viscere.
Bad Guy è uno dei film più sferzanti e dolorosamente vividi che il cinema moderno abbia mai prodotto. Kim Ki-Duk è un genio, ma non devo certo dirlo io. Quel che posso fare è restare ammaliato non già dall’immenso valore di senso di questo film, che invece mi sconquassa, ma dalla sua forma sublime e perfetta. Capolavoro di forma e di concetto, che raggiunge l’apice – vetta poetica dolorosamente magnifica – mostrando come l’attrazione/bisogno/ineluttabilità magnetica biologica sentimentale umana si fonde con l’odio viscerale/repulsione animalmente accecante in un tutto incomprensibile e assurdamente violento, irrinunciabile, nella forza assoluta di un contatto tanto forzato (da una parte) quanto immensamente e ardentemente voluto (dall’altra): un contatto umano, un
crash umano (per citare il prossimo film di cui scriverò) reso visivamente in maniera tanto semplice quanto a prima vista, o comunque per molti, difficile da accettare.
Crash umano ove riecheggia il crash! di quel vetro e quei frammenti di fotografia infranti, ma che ora paiono tornare miracolosamente insieme.
Crash umano che è ben più di un semplice contatto, ma rivela le ragioni recondite e invincibili di un patto segreto nato tra due semplicissimi esseri umani. Patto che si chiarisce meglio, forse, in quel finale così poeticamente spiazzante. E quel puntino rosso, lì in mezzo, a rappresentare chissà cosa.
Perdonate le parole di burro (altamente inefficaci e sbilenche) in stile Ghezzi dei poveri, perdonate se di tutto questo non avete capito niente.
Bad Guy va vissuto, va capito e accettato, nei limiti di quel che il nostro sistema culturale e i nostri pregiudizi morali e antropologici consentono. Non ha proprio senso scriverne, perlomeno non ne ha per me, perché non ci riesco.
Vedetevi
Bad Guy, se ancora non l’avete visto, gioite di questa splendida forma d’arte.